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Bullettino dell’istituto di Diritto Romano

Bullettino dell’istituto di Diritto Romano "Vittorio Scialoja". Quarta Serie - Vol. VI. Dell’intera collezione Vol. CX, 2016.

Direzione: Massimo Brutti - Luigi Capogrossi Colognesi - Pierangelo Catalano - Oliviero Diliberto - Andrea di Porto - Sandro Schipani

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Lo Studium urbis, Università di Roma, è stato fondato nel 1303 con Bolla del papa Bonifacio VIII. La sua sede fu collocata fuori dalla mura vaticane, come per segnare lautonomia dellUniversità e degli studiosi che sarebbero venuti. In essa, era insegnato il diritto romano secondo il mos italicus partendo dalla Institutiones a cui seguiva lo studio del Diritto civile; i docenti erano attratti a Roma anche da altre università come Siena, Salerno, Bologna. Allinsegnamento secondo il mos italicus, troviamo attestato che nel XVI sec. si affiancò limpostazione di Alciato e in generale degli umanisti. Matteo Ricci, in onore al quale è questo volume, studiò qui Diritto romano nel 1568, prima di dedicarsi agli studi teologici nellambito della articolata formazione dei gesuiti.
Nel 1861 si realizzò lunificazione dellItalia, che era fino ad allora divisa in molte entità politiche, ciascuna con propri ordinamenti giuridici accomunati dal sistema del diritto romano, da codici simili posti in vigore negli ultimi decenni in quasi tutte tali entità, dalle comuni forme di insegnamento del diritto in università di antica origine. Nel 1865 fu approvato il Codice civile del nuovo Regno dItalia che, grazie allafflato del miglior spirito risorgimentale e romanistico di una parte della scienza giuridica italiana, si segnala ad es., unico in Europa, per il riconoscimento agli stranieri dei diritti civili attribuiti ai cittadini senza esigere alcuna reciprocità.
Nel 1871 fu trasferita a Roma la capitale del nuovo Regno che negli anni precedenti era stata a Torino e a Firenze. Con questo trasferimento, lUniversità di Roma La Sapienza divenne luniversità della capitale e in essa si concentrò laspirazione a farne il centro del rinnovamento culturale e scientifico del Paese.
In quellanno 1871, era Preside della Facoltà di Giurisprudenza il romanista, Ilario Alibrandi (1823-1894), che, legato al precedente governo pontificio, dopo un anno si allontanò dallincarico. Per il Diritto romano venne chiamato da Bologna Filippo Serafini (1831-1897), grande rinnovatore degli studi romanistici, direttore dellArchivio Giuridico a cui fu poi dato il suo nome; egli, però, pochi anni dopo, lasciò Roma per Pisa. Nel 1884 fu chiamato Vittorio Scialoja che apparteneva ad una famiglia di origini napoletane fortemente impegnata negli ideali dellunificazione italiana e trasferitasi, in conseguenza di tali progetti politici, a Torino. Vittorio Scialoja fondò la scienza giuridica italiana del Regno, sia con il suo insegnamento, sia con i suoi allievi che iniziarono appunto dalla formazione romanistica dedicandosi poi anche ad altre discipline: si devono ricordare non solo il romanista Pietro Bonfante; ma anche i civilisti R. de Ruggero (1875-1934), e soprattutto F. Vassalli (1885-1955) che guidò la conclusione della elaborazione del Codice civile italiano del 1942; il rinnovatore del diritto processuale civile, G. Chiovenda (1872-1937); lamministrativista, F. Ranelletti (1868-1956). Statual-legalista per lobbiettivo di unificare per tale via il diritto italiano, Scialoja ideò il modo di superarne alcuni limiti e fondò lIstituto internazionale per lunificazione del diritto privato - Unidroit. Certo, Scialoja nello studio del diritto, non fu lunica voce di una cultura giuridica variegata, ed anche per il diritto romano attenta alle diverse possibili prospettive del ruolo di esso; una cultura che, oltre alle impostazioni presenti in altre antiche università, a Roma stessa, per lo studio del diritto romano, volle essere sempre ricca di una pluralità di voci.
Nel 1888 fu creato, da Scialoja, lIstituto di Diritto romano. Frutto duraturo dellIstituto è il Bullettino dellIstituto di Diritto Romano, pubblicato a cura di Scialoja stesso. Il Bullettino fu da Scialoja orientato a sviluppare negli studi romanistici la più rigorosa attenzione agli aspetti storico-filologici, il cui approfondimento stava crescendo di rilievo nella disciplina, ed ai quali da allora dedicarono parte o tutte le loro energie molti romanisti italiani che vediamo fra i collaboratori e leggiamo sempre con grande arricchimento.
Dopo Scialoja, sono stati direttori Bonfante, e poi Riccobono, Arangio Ruiz, De Francisci, sino a Volterra, Grosso (pur non essendo a Roma), Talamanca, che hanno conservato il respiro e lautorevolezza europei del Bullettino e si sono tendenzialmente adeguati, nella direzione di esso, alla scelta metodologica originaria che manifestava la sua permanente elevata rilevanza nel concerto di varie voci che si venivano traducendo non solo in singoli contributi, ma anche in altre riviste romanistiche italiane e in dialoghi con altre discipline giuridiche.
La Direzione del Bullettino ora è collegiale. Pur includendo studiosi con diversi interessi e connesse diverse opzioni metodologiche, la linea di fondo di esso non è variata, e la dimensione storico-filologica dei contributi in esso pubblicati ne costituisce lasse portante.
La decisione collegiale per la quale il Bullettino dedica questo volume a Fondamenti romanistici e diritto cinese non è un cambiamento di indirizzo: abbiamo deciso questo volume come un unicum. Esso, peraltro, come 110 numero, in qualche modo celebra lattenzione ad un dialogo nuovo sul diritto romano, iniziato alla fine dellOttocento e rinnovato diverse volte in contesti politicamente mutati; un dialogo che, nella forma con cui ora si sviluppa, ha ormai quasi trenta anni e la cui novità è un intreccio di molti aspetti che vengono emergendo man mano e di cui non è forse possibile sistemare, sia pur provvisoriamente, il ricco bilancio. A partire dalla lingua! Il diritto romano è certamente legato intrinsecamente al latino. Eppure la traduzione in greco di esso ha celebrato, non senza problemi, nel VI sec. i suoi codici con lappropriazione al livello scientifico di esso al greco da parte di giuristi e popoli che da secoli usavano tale lingua per esprimersi nella vita giuridica quotidiana. E dopo il greco, le lingue slave; poi il castigliano; poi le altre lingue moderne dellEuropa; né possiamo dimenticare sia pur più limitati incontri con il siriaco, larmeno, larabo. Poi il giapponese. Ora il cinese. È dalle fonti in latino che, infatti, è iniziata la nuova dimensione della collaborazione in atto. La lingua, lattenzione filologica, che, nel diritto, ha implicazioni che vanno così oltre il profilo linguistico stesso! Matteo Ricci dedicò alla amicitia il primo libro in cinese che scrisse: tale termine, con la sua base di diritto romano, sostiene questo volume e questo dialogo.
Infine, tra tanti mutamenti, questo numero segna anche linizio di una nuova collaborazione con una nuova e prestigiosa impresa editoriale, lErma di Bretschneider, che ci aiuterà a realizzare la massima diffusione della Rivista. Mentre non possiamo non esprimere la nostra gratitudine per lo spirito di collaborazione e lamicizia che ha permesso che tanto a lungo il Bullettino fosse edito a cura di una dei massimi editori giuridici italiani: la Casa editrice Giuffrè.

ARTICOLI

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S. Schipani, Fondamenti romanistici e diritto cinese (riflessioni su un comune lavoro nellaccrescimento del sistema)
M. Timoteo, La lunga marcia della codificazione civile nella Cina contemporanea
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A. Saccoccio, Leredità del sistema romano dei contratti reali: tra diritto italiano e legge cinese sui contratti
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L. Colangelo, La ricezione del sistema giuridico romanistico e la relativa produzione di testi in Cina allinizio del XX secolo: le fonti del diritto romano in due dei primi manuali in lingua cinese
L. Formichella, Fondamenti romanistici e insegnamento del diritto cinese
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Li Jun, Lutilizzo collettivo e la proprietà collettiva terriera nellesperienza cinese
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