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Cicerone alla corte di Giustiniano.

Cicerone alla corte di Giustiniano.

Dialogo sulla scienza politica (Cod. Vat. gr. 1298).Concezioni e dibattito sulle formae rei publicae nell’età dell’assolutismo imperiale.

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Un manoscritto mutilo risalente al X secolo, oggi conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, contiene un prezioso, quanto misterioso, trattato anonimo di età giustinianea. Sotto forma di dialogo, due personaggi, Menas e Thomas, discutono della Scienza politica e tracciano le forme organizzative e le modalità di esercizio del potere politico di una basileia ideale. Esponenti della classe dirigente del VI secolo d.C., funzionari imperiali e probabilmente membri di quella formidabile squadra di commissari incaricata da Giustiniano di redigere la gigantesca compilazione, Menas e Thomas mettono a confronto la Kallipolis di Platone con il De re publica di Cicerone.
Il libro affronta un testo poco studiato dagli storici del diritto che di per sé appare già come uno straordinario condensato della cultura politica, istituzionale, filosofica e religiosa dei secoli tardoantichi. Soprattutto vuol far emergere la straordinaria attualità del pensiero ciceroniano nellèra di acciaio dellassolutismo imperiale. Alla corte di Giustiniano, in un momento cruciale della millenaria storia dellimpero romano, la voce di Cicerone tornava a risuonare nelle stanze del potere grazie agli esponenti più acuti e visionari di quel ceto di burocrati-intellettuali di Costantinopoli. Costoro leggevano, studiavano e interpretavano i classici del pensiero politico, da Platone ad Aristotele, a Cicerone, per dare soluzione ai più pressanti problemi politici e costituzionali del loro tempo. Di Cicerone, del grande insuperato trattatista romano, recuperavano così lidea di costituzione mista e, reinterpretandola, ancoravano abilmente lideologia ottimate repubblicana del migliore al sincretismo ideologico neoplatonico e cristiano: un princeps (o basileus), legittimato da Dio e dal popolo, coadiuvato da un gabinetto di aristocratici, avrebbe assicurato un governo temperato nel segno della concordia ordinum e della sinfonia celeste.

Orazio Licandro è professore ordinario di Diritto romano e di Epigrafia e Papirologia giuridica presso lUniversità degli studi Magna Grcia di Catanzaro, e insegna Epigrafia e Papirologia giuridica presso il Corso di Alta Formazione in Diritto Romano dellUniversità degli Studi Sapienza di Roma. Dirige il Laboratorio giuridico di Epigrafia, Papirologia e Codicologia, collane monografiche ed è componente di comitati scientifici di riviste internazionali. È Visiting Professor presso la Law School of Zhongnan University of Economics and Law di Wuhan (Cina).
Autore di numerose monografie, ha pubblicato oltre 50 saggi sulle istituzioni giuridiche e politiche della Roma antica, su riviste internazionali, atti di convegno, raccolte di studi. Tra i suoi libri più recenti: LOccidente senza imperatori. Vicende politiche e costituzionali nellultimo secolo dellimpero romano dOccidente (455-565 d.C.) (Roma 2012); Edictum Theoderici. Un misterioso caso librario del Cinquecento (Roma 2013); Lirruzione del legislatore romano-germanico. Legge, consuetudine e giuristi nella crisi dellOccidente imperiale (V-VI sec. d.C.) (Napoli 2015).
È stato Consigliere comunale, Deputato nazionale e capogruppo nelle Commissioni parlamentari Antimafia e Affari costituzionali. Attualmente è Assessore alla Cultura del Comune di Catania

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